mercoledì 18 aprile 2012

Stop del governo alla legge sull'equo compenso: la protesta della Fnsi

Che un primo passaggio parlamentare non fosse sufficiente per stare tranquilli, lo sapevo, ma mai più pensavo che il governo non sarebbe intervenuto sull'iter della legge per l'equo compenso, invece è successo. Questo è il comunicato della Fnsi, ma ovviamente non finisce qui...

Fnsi: grave stop alla legge sull’equo compenso. Immediato e rapido chiarimento del Governo

“Una buona legge per l’equo compenso dei giornalisti freelance è l’obiettivo della Fnsi, il Sindacato di categoria. Lo stop del Governo al progetto di legge, all’esame della Commissione Lavoro del Senato, preoccupa perché pone un’ombra sulla concorde volontà politica, sin qui dichiarata, nell’obiettivo di definire una norma anti abuso e di giustizia.
La necessità di ‘approfondimenti’ e emendamenti del Governo annunciati dal viceministro del Lavoro, Michel Martone, è una sorpresa; tanto più che lo stesso Governo aveva già dato via libera al provvedimento sull’equo compenso con un proprio parere favorevole trasmesso alla Camera. A questo punto non si comprende neanche il cambiamento di posizione di alcuni partiti che avevano, solo pochi giorni fa, approvato il progetto di legge alla Camera. Per questi motivi la Fnsi sollecita, sin d’ora, incontri di verifica con i rappresentanti dei Gruppi Parlamentari.
La Giunta Esecutiva della Fnsi chiede, perciò, che si faccia un rapido chiarimento e che sia sbloccato un progetto di legge diventato indispensabile affinché il delicato lavoro giornalistico freelance sia sottratto a forme di ingiusta e iniqua retribuzione e quindi di condizionamento e precariato”.

Riforma del lavoro: il documento della Fnsi


Lunedì scorso una delegazione della Fnsi ha presentato al Senato le osservazioni del sindacato di giornalisti sulla riforma del mercato del lavoro. Questo è il testo del documento che analizza le conseguenze della riforma, in modo particolare, con le sue ricadute sulla condizione di precari e freelance.

Federazione Nazionale della Stampa Italiana




SINTESI OSSERVAZIONI E ISTANZE FNSI AL DDL IN MATERIA DI MERCATO 
DEL LAVORO


Senza entrare nel merito dell’intero provvedimento, la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, ritiene di dover formulare alcune osservazioni specifiche ai fini di una opportuna valutazione del legislatore per eventuali correzioni o chiarificazioni del testo, anche perché alcune previsioni del Ddl in materia di mercato del lavoro non paiono immediatamente estensibili al lavoro giornalistico, una attività esercitata, sia in forma di lavoro dipendente che in regime di lavoro autonomo, incardinata su un ordinamento professionale, che ha peculiarità specifiche. Per i giornalisti problematiche centrali sono quelle relative alla lotta alla precarietà, agli ammortizzatori sociali e ai diritti sociali anche per i lavoratori autonomi.

Contratti a termine
La Fnsi condivide l’impostazione generale del Ddl affinché il lavoro subordinato a tempo indeterminato sia la forma comune di rapporto di lavoro. Ciò nonostante, rileva una debolezza normativa nell’avere eliminato le motivazioni in occasione del primo incarico per la stipula di contratti a termine.
Giudizio positivo, invece, per la previsione di trasformazione automatica dei contratti a termine in contratti a tempo indeterminato.
Alla luce dell’esperienza autonomamente fatta, con gli accordi di settore, la Fnsi ritiene che i contratti a termine debbano avere più alti livelli contributivi e retributivi. Appare insufficiente, per quanto nella direzione giusta, la misura dell’aumento contributivo previsto nel Ddl.
Per intenderci meglio, i giornalisti hanno sperimentato per otto anni salario ridotto per i contratti a termine o per il recupero dei disoccupati. Le imprese editoriali hanno usufruito dell’incentivo abbondantemente ma poi hanno trasformato in contratti a tempo indeterminato poco più del 5% della platea che ne era stata interessata.
Si chiede di introdurre il divieto di assunzione con contratti a termine (salvo i casi di sostituzioni per personale assente con diritto alla conservazione del posto) per le aziende che reiterano contratti a termine trasformandone a tempo indeterminato solo una minima parte.

Collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.)
Il Ddl introduce restrizioni per i co.co.pro., che di norma oggi non sono applicabili ai giornalisti in quanto esclusi essendo categoria ricompresa da un ordine professionale.
Il contratto co.co.co., troppo spesso per i giornalisti, nasconde vere e proprie forme di lavoro dipendente.
Quanto previsto dall’art. 8 dovrebbe potersi applicare anche ai giornalisti che, però, a causa della limitazione prevista dalla legge, vengono oggi assunti come co.co.co.
Sul tema esiste una questione di necessario coordinamento previdenziale: i contributi dei co.co.co. dovrebbero essere versati alla gestione principale dei lavoratori dipendenti o comunque essere considerati cumulabili non solo per quanto riguarda i periodi temporali ma anche le misure previdenziali.
Si propone, anche, di modificare al secondo capoverso dell’art. 69 del Dlgs 276/2003, facendo rientrare nell’ambito sanzionatorio anche i rapporti co.co.co. instaurati ai sensi del terzo capoverso dell’art. 61 dagli iscritti agli ordini professionali.
La Fnsi osserva, inoltre, che la legge potrebbe introdurre un riconoscimento giuridico alla contrattazione collettiva laddove preveda forme alternative equivalenti o equiparabili alla prestazione dei co.co.co. (es. Art. 2 del contratto giornalistico).
Ovvero, si potrebbe specificare che, nel caso di professione intellettuale con proprio ordinamento, si potrebbe fare ricorso a contratti atipici o comunque a co.co.co. solo in assenza di indicazioni specifiche nei contratti di categoria e previo rispetto delle norme (attese) sull’equo compenso.

Prestazioni professionali libere (partite Iva) e equo compenso. 
Fonte di grave incertezza e anomalia la previsione della trasformazione dei rapporti anomali di partita iva in contratti di collaborazione coordinata e continuativa.
Non essendo previsto per i giornalisti il contratto a progetto, il rischio è che chi è stato assunto con prestazione a partita Iva anomala non possa ottenere il passaggio ad un contratto di lavoro subordinato ma soltanto ad un Contratto di collaborazione coordinata e continuativa.
Da qui, inoltre, l’istanza della Federazione della Stampa alla Commissione Lavoro Senato per sollecitarla ad approvare il progetto di legge sull’equo compenso del lavoro giornalistico, già approvato dalla Camera in Commissione in sede legislativa.

Flessibilità in uscita
La Fnsi invita a tenere una linea di demarcazione chiara a proposito dei licenziamenti per motivi economici. Nel settore dei media (è già stato osservato concretamente) farebbero crescere immediatamente un abuso di questo strumento per colpire l’autonomia professionale e l’indipendenza del singolo giornalista.
Il solo dibattito aperto in questi mesi ha fatto emergere pressioni e tentativi concreti di risolvere rapporti di lavoro in maniera strumentale e ingiustificabile.
La Fnsi ritiene – alla luce anche delle regole stabilite dalla sua contrattazione collettiva – che la negoziazione tra le parti sociali possa regolare convenientemente anche la flessibilità in uscita.

Apprendistato e tirocini.
Previsioni interessanti per la generalità dell’accesso al lavoro ma osservazioni specifiche per i giornalisti.
L’accesso tipico alla professione avviene attraverso il praticantato, che è convenientemente regolato in tutti i suoi aspetti, normativi, retributivi e previdenziali dal Contratto di lavoro. Si ritiene che questa previsione debba essere mantenuta, non costituendo privilegio, ma di fatto una forma di esauriente risoluzione della questione, in linea anche con la nuova previsione di legge.
Tirocini: il nodo da sciogliere è sempre nella relazione con una professione a base ordinistica, per la quale è previsto un praticantato, anche attraverso scuole di giornalismo e, secondo progetti di riforma in discussione, da tirocinio universitario. Ci sarà bisogno di una norma di coordinamento e chiarimento.

Ammortizzatori sociali
La specificità del settore editoria è regolata da sempre dalla legge 416 del 1981 e successive modificazioni. Disoccupazione, cassa integrazione straordinaria, contratti di solidarietà e prepensionamenti hanno una loro gestione specifica, con erogazione degli ammortizzatori da parte dell’Inpgi, istituto autonomo di previdenza, sostitutivo dell’Ago (assicurazione generale obbligatoria), anche sulla base di intese tra le parti sociali. Mancano – e si chiede venga colmato, anche con idonea copertura – gli ammortizzatori per gli stati di crisi e ristrutturazione nei settori dell’emittenza, per i quali sono ammissibili solo interventi della cassa integrazione e dei contratti di solidarietà in deroga, oltre ovviamente alla disoccupazione quando venga a manifestarsi.
Si chiede di capire come potrebbero raccordarsi le previsioni dei nuovi ammortizzatori del Ddl con quanto previsto per il settore editoriale.
Resta, inoltre, irrisolta la questione degli ammortizzatori per i collaboratori autonomi, considerando che i co.co.co. sarebbero esclusi anche dalla nuova normativa generale su Aspi e mini Aspi.

Per quanto non contemplato in questa sintesi (elementi di analisi su singoli temi, a tutela della maternità e paternità, dimissioni in bianco, fondi interprofessionali) si rimanda al documento riportante “Considerazioni inerenti la specificità del lavoro giornalistico” che si allega.


Il Segretario Generale
      Franco Siddi

giovedì 12 aprile 2012

Al Consiglio Regionale del Piemonte mozione contro il precariato nel giornalismo


Care colleghe, cari colleghi,
il nostro appello alla Regione affinché si intraprendessero iniziative per contrastare il precariato giornalistico è stato raccolto. La consigliera regionale Eleonora Artesio (FdS) ha presentato una mozione sottoscritta anche da Mercedes Bressso, Wilmer Ronzani (PD), Monica Cerutti (SeL), Giampiero Leo (Pdl), che ha per oggetto "Misure di contrasto al precariato giornalistico" e che sarà all'ordine del giorno in una delle prossime sedute del Consiglio Regionale.

Vi terremo aggiornati. Sotto, il testo della mozione.
Un saluto cordiale.
Alessandra Comazzi

MOZIONE
OGGETTO: Misure di contrasto al precariato giornalistico

Premesso che:
- dati recenti evidenziano che nel mondo dell’informazione gli operatori con contratti di lavoro autonomo o parasubordinato sono ormai più del doppio dei giornalisti con contratto da lavoratore dipendente: in Piemonte si stimano oltre 2.000 collaboratori e freelance e per la maggior parte di loro la paga media non arriva a 5.000 euro lordi l’anno;

- un giornalista precarizzato, poco pagato e con scarse prospettive è un lavoratore facilmente ricattabile e condizionabile, che difficilmente può mantenere vivo quel diritto insopprimibile di informazione e di critica che sta alla base dell’ordinamento professionale e del sistema democratico;

Ricordato che:
-a livello nazionale l’Ordine dei Giornalisti e la Federazione della Stampa hanno varato la Carta di Firenze, una carta deontologica sui diritti dei giornalisti precari, contro lo sfruttamento, per dare nuova dignità alla professione e per un informazione di qualità;

- l’Ordine dei giornalisti e la Federazione della Stampa auspicano, inoltre, la rapida approvazione da parte del Parlamento della legge sull’”equo compenso”, per vietare l’erogazione di contributi pubblici agli editori che non rispettano retribuzioni congrue;

Considerato che:
- alcune amministrazioni regionali (Veneto, Toscana) hanno votato mozioni di indirizzo che impegnano le rispettive Giunte ad attivarsi per contrastare le condizioni di sfruttamento dei giornalisti precari e i livelli inaccettabili delle loro retribuzioni;

- l’Ordine dei Giornalisti del Piemonte e l’Associazione Stampa Subalpina hanno evidenziato tali problematiche chiedendo particolare attenzione all’amministrazione regionale per un problema cruciale per l’informazione e per valutare la situazione e le iniziative da prendere;

Il Consiglio Regionale impegna la Giunta:

- ad avviare attraverso il Corecom un’indagine conoscitiva presso le aziende editoriali, per fotografare qualitativamente e quantitativamente le condizioni di lavoro in Piemonte dei giornalisti dentro e fuori le redazioni;

- ad aprire un tavolo regionale con gli editori e gli organi di rappresentanza dei giornalisti e ogni altra idonea iniziativa per dare corpo a un confronto costruttivo, utile a superare la grave situazione di precarietà che riguarda la maggior parte dei lavoratori del mondo giornalistico piemontese;

- a promuovere, con l’ausilio degli Organi professionali, percorsi di formazione e di aggiornamento professionale rivolti anche all’autoimprenditorialità;

- ad attivarsi, per le proprie competenze e con gli strumenti, anche legislativi, di cui dispone, per contrastare le condizioni di sfruttamento dei giornalisti precari ed i livelli inaccettabili delle loro retribuzioni

mercoledì 4 aprile 2012

Contro il precariato nel giornalismo

Care colleghe, cari colleghi, inoltriamo per conoscenza la lettera che Associazione Stampa Subalpina e Ordine dei Giornalisti del Piemonte hanno inviato alla Regione Piemonte (Governatore, Assessori, Gruppi consiliari, Corecom) con l'intento di aprire un tavolo per varare iniziative studiate e congiunte contro il precariato giornalistico. Un saluto cordiale e auguri di Buona Pasqua. Il segretario Alessandra Comazzi ***

Al Governatore della Regione Piemonte ROBERTO COTA
All' Assessore al Lavoro e Formazione Professionale CLAUDIA PORCHIETTO
All' Assessore allo Sviluppo economico, Ricerca e Innovazione MASSIMO GIORDANO
All' Assessore alla Cultura, Patrimonio linguistico e Politiche giovanili MICHELE COPPOLA
Ai Gruppi consiliari della Regione Piemonte IL POPOLO DELLE LIBERTÀ PARTITO DEMOCRATICO LEGA NORD - BOSSI ITALIA DEI VALORI LISTA DI PIETRO MOVIMENTO 5 STELLE UNIONE DI CENTRO GRUPPO MISTO GRUPPO PENSIONATI CON COTA INSIEME PER BRESSO MODERATI PER LA FEDERAZIONE – SINISTRA EUROPEA SINISTRA ECOLOGIA LIBERTÀ CON VENDOLA UNITI PER BRESSO VERDI-VERDI-L’AMBIENTALISTA PER COTA
Al Presidente del Corecom BRUNO GERACI

Egregi Presidenti e Assessori, se l'informazione è un pilastro irrinunciabile della nostra democrazia, ebbene la democrazia è in pericolo. Perché in pericolo è l'informazione. Non parliamo - qui - della crisi economica, che sta falcidiando ormai da anni le vendite, i fatturati pubblicitari e i bilanci degli editori; di digital divide; di indici di lettura sempre troppo bassi.

Parliamo di precariato giornalistico: sempre più spesso chi ci fornisce le notizie (tramite carta, web o emittenza) è un giornalista sottopagato. Dati recenti evidenziano, infatti, che nel mondo dell’informazione gli operatori con contratti di lavoro autonomo o parasubordinato sono ormai più del doppio dei giornalisti con contratto da lavoratore dipendente: in Piemonte si stimano oltre 2.000 collaboratori e freelance e per la maggior parte di loro la paga media non arriva a 5.000 euro lordi l’anno.

Un giornalista precarizzato, poco pagato e con scarse prospettive è un lavoratore facilmente ricattabile e condizionabile, che difficilmente può mantenere vivo quel diritto insopprimibile di informazione e di critica che sta alla base dell’ordinamento professionale e della nostra democrazia. E' necessario un piano straordinario contro il precariato giornalistico.

 A livello nazionale Ordine dei Giornalisti e Federazione della Stampa hanno varato la Carta di Firenze, una carta deontologica sui diritti dei giornalisti precari, contro lo sfruttamento, per dare nuova dignità alla professione e per un’informazione di qualità. Ordine dei Giornalisti e Federazione della Stampa auspicano, inoltre, la rapida approvazione da parte del Parlamento della legge sull’ "equo compenso", per vietare l’erogazione di contributi pubblici agli editori che non rispettano retribuzioni congrue. Alcune amministrazioni regionali in Italia (Veneto, Toscana) hanno votato mozioni che impegnano le rispettive Giunte ad attivarsi per contrastare le condizioni di sfruttamento dei giornalisti precari e i livelli inaccettabili delle loro retribuzioni. La Regione Veneto potrebbe a breve varare, prima in Italia, una legge contro il precariato giornalistico. La futura legge - bipartisan: la proposta è firmata dall'assessore Elena Donazzan (Pdl) e dai consiglieri Graziano Azzalin (Pd) e Gustavo Franchetto (Idv) - farà leva anche sulla collaborazione col Corecom per stilare un elenco di editori virtuosi, che saranno privilegiati nell'erogazione, ad esempio, dei fondi che la Regione stanzia per la propria comunicazione istituzionale.

 Ci rivolgiamo a Voi - per chiedere attenzione verso un problema cruciale per l'informazione; - per incontrarci e valutare insieme la situazione e le iniziative da prendere; - perché si apra anche in Piemonte un tavolo regionale con gli editori e gli organi di rappresentanza dei giornalisti; - perché si promuovano percorsi di formazione e di aggiornamento professionale rivolti anche all’autoimprenditorialità.

In attesa del vostro cortese riscontro, porgiamo i migliori saluti.

Ordine dei Giornalisti del Piemonte Il presidente Alberto Sinigaglia

Associazione Stampa Subalpina Il segretario Alessandra Comazzi

domenica 20 novembre 2011

Giornalisti, tenete la schiena diritta!

Venerdì 25 novembre 2011 alle ore 21, nell'ambito del ciclo di incontri "Giornalismo e democrazia, un lavoro per giovani?" promosso dalla Fondazione Istituto Piemontese Antonio Gramsci, in collaborazione con Associazione Stampa Subalpina, Università di Torino e Ordine dei giornalisti, ci sarà dalle 21 alle 23 un incontro dal titolo "Giornalisti, tenete la schiena diritta!". Intervengono Andrea Giorgis, Emmanuela Banfo e Lorenzo Fazio. Modera Vera Schiavazzi.

mercoledì 25 maggio 2011

Cari Cdr....

Federazione Nazionale della Stampa Italiana
(Roma, 12 maggio 2011)
 
Ai Comitati di Redazione fiduciari sindacali
e p.c.
All’Assemblea nazionale lavoro autonomo
Alla Commissione nazionale lavoro autonomo
Alla Giunta esecutiva
Al Consiglio nazionale
Ai Presidenti-Segretari delle Associazioni regionali distampa
Ai presidenti di Inpgi, Casagit e Fondo Complementare
 
Cari colleghi,
 
La Fnsi, tramite le Associazioni regionali di stampa e gli esponenti sindacali regionali e nazionali del lavoro autonomo giornalistico, sta programmando in questi giorni una serie di incontri in tutte leregioni tra Commissioni freelance e Comitati e fiduciari delle redazioni per affrontare alcuni temi che riguardano i collaboratori esterni alle redazioni dei giornali e delle emittenti radiotelevisive nazionali elocali, nonché degli uffici stampa pubblici e privati.
 
La Commissione nazionale lavoro autonomo in collaborazione con le esponenti freelance della Giunta esecutiva della Fnsi Leyla Mannunza e Paola Vescovi, ha elaborato una sorta di “piattaforma” (in allegato) che può servire come base di discussione su alcune questioni che attengono alle procedure di stabilizzazione del lavoro precario che vanno incentivate, alrispetto del contratto di lavoro giornalistico, al livello dei compensi, ai tempi di pagamento, ai rapporti professionali tra chi sta all’interno e chi sta all’esterno delle redazioni, alla necessità di una rappresentanza sindacale che tuteli i collaboratori, all’eventuale utilizzo improprio di pensionati, alla regolamentazione degli stages.
 
La Fnsi ritiene che questa iniziativa sia di grande rilevanza per tutti e chiede la vostra attivacollaborazione.
 
Vi informiamo inoltre che l’Assemblea nazionale del lavoro autonomo, riunitasi mercoledì 11 maggio nella sala Tobagi della Fnsi a Roma, ha eletto propri rappresentanti nella Commissione nazionale contratto Fieg-Fnsi, Laura Viggiano, Maria Giovanna Faiella e Maurizio Bekar.
 
F.to:
Enrico Ferri (Presidente della Commissione nazionale lavoro autonomo)
Franco Siddi (Segretario Generale della Fnsi)
 
(in allegato, di seguito, la "piattaforma" dei freelance ai Comitati di redazione)
 
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LA FNSI E LA COMMISSIONE NAZIONALE LAVORO AUTONOMO AI CDR E FIDUCIARI DI REDAZIONE
 
La Fnsi e la Commissione nazionale Lavoro autonomo della Fnsi intendono portare all’attenzione dei Cdr e dei fiduciari di redazione l’urgenza di un confronto e dell’avvio di una stretta collaborazione, anche con le Assostampa e le Commissioni regionali per il Lavoroautonomo, per realizzare una serie di iniziative a tutela dei giornalisti freelance e collaboratori.
 
Giornalisti che non sono più solo dei collaboratori saltuari, ma sono divenuti nel loro complessodelle vere e proprie “redazioni esterne”, indispensabili per il prodotto informativo quotidiano, ma che non godono dei diritti e delle tutele dei giornalisti contrattualizzati, né di retribuzioni non solo minimamente paragonabili, ma quasi sempre insufficienti per mantenersi (la maggioranza dei freelancein Italia guadagna meno di 10.000 euro lordi l’anno, e larga parte di loro nemmeno 5.000).
 
I Cdr rappresentano il primo possibile strumento di difesa e tutela di freelance e collaboratori, e ciò in virtù dei compiti assegnati ai Cdr dal Contratto collettivo nazionale. E una stretta sinergia tra Cdr, Assostampa, FNSI e rappresentanti di freelance e collaboratori può divenire un forte strumentod’intervento per tentare di garantire anche ai giornalisti non contrattualizzati da dipendenti (che oramai rappresentano, e rappresenteranno sempre più, la maggioranza della professione), diritti e tutelesempre più drammaticamente urgenti e non differibili.
 
Le problematiche sulle quali proponiamo un confronto e delle iniziative concertate sono:
- la pari dignità e il rispetto dei diritti professionali e contrattuali dei collaboratori, sia sotto l’aspetto contrattuale, retributivo, che etico-deontologico
- la rappresentanza dei collaboratori nelle redazioni attraverso i Cdr
- l’attivazione di processi di stabilizzazione di precari e cococo, e di contrattazione collettiva aziendale per garantire più adeguati livelli di trattamento contrattuale, economico e di rapporticon gli editori e le redazioni per i freelance
 
Più in particolare riteniamo che sia necessario e urgente:
 
- Stimolare la presa di coscienza che, nell’attuale mercato del lavoro, il precariato sottopagato nonè più una sorta di “periodo di prova”, in attesa di un impiego contrattualizzato a tempo indeterminato, ma una condizione lavorativa quasi sempre permanente, e come tale inaccettabile e insostenibile.
 
- Far rispettare la dignità e la professionalità del lavoro dei freelance, anche tramite l’elaborazione di linee guida per un codice etico di “buone prassi” di rapporti tra editori, redazioni e i collaboratori.
 
- Affermare il concetto che il lavoro autonomo, poiché si assume i costi e i rischi di produzione, ed essendo privo di garanzie, deve costare di più rispetto a quello dipendente. E ciò per rendere da una parte più conveniente alle aziende ricorrere ai contratti da dipendente, e dall’altra offrire ai freelance la possibilità di esercitare la professione in forma dignitosa, e realmente indipendente.
 
- Giungere tramite accordi collettivi aziendali alla definizione di retribuzioni minime decorose, tariffari contrattuali, garanzie di tutele e altre forme di sostegno per i freelance (quali rimborsi spese,convenzioni, etc.).
 
- Richiedere dei tavoli di confronto con i datori di lavoro per far rispettare le norme contrattuali collettive esistenti, ma troppo spesso inapplicate, quali il corretto inquadramento dei collaboratori entro ii corrispondenti articoli del Contratto collettivo nazionale, e ciò anche per quanto riguarda le retribuzioni.
 
- Ottenere per i cococo il divieto di esclusiva, o far prevedere un indennizzo economico a fronte di una richiesta dell'editore in tal senso; introdurre il divieto di richiesta di manleva (responsabilità penale a carico del solo collaboratore).
 
- Far valere l’Accordo collettivo nazionale sulla disciplina del lavoro autonomo (inserito nel contrattonazionale di lavoro giornalistico): «pagamenti entro il mese successivo alla pubblicazione»
 
- Intensificare la lotta all'esercizio abusivo della professione, che non rispetta le regole del giornalismo e le normative, ponendo fine a situazioni nelle quali - ad esempio - si vedono articoli firmati con regolarità da non iscritti all’Ordine.
 
- Sviluppare un’attenta vigilanza e la denuncia di ogni forma di lavoro gratuito o irregolare, sia che questo venga camuffato da stage formativo o di introduzione alla professione, sia che si presenti sotto dubbie forme di “citizen giornalism”.
 
- Vigilare e far rispettare le norme deontologiche della professione (quali, ad esempio, il divieto di assumere incarichi di uffici stampa per attività per le quali poi anche si scrive come giornalisti per una testata, o quando si hanno responsabilità ed incarichi all’interno delle redazioni).
 
- Vigilare sull’impiego di pensionati nel lavoro giornalistico, ove non è raro vedere dei colleghi oramai pensionati che continuano a ricoprire gli stessi incarichi o ruoli redazionali precedenti, sottraendo così occasioni e posti di lavoro a colleghi collaboratori e precari più giovani, che necessitano di una stabilizzazione
 
- Avviare forme di partecipazione e rappresentanza dei collaboratori esterni alle rappresentanze sindacali aziendali, vuoi in prospettiva con l’elezione di un loro rappresentante nei Cdr, vuoi nell’immediato con l’indicazione di almeno un referente nei Cdr deputato a rappresentare i collaboratori esterni. E, ove non esistesse una rappresentanza sindacale aziendale, questa dovrebbe essere affidata alle Commissione regionale Lavoro Autonomo, a supporto dei responsabili dell’Assostampa regionale.
 
- Collaborare alla costituzione di un “Osservatorio sul mercato del lavoro giornalistico”, in modo da monitorarne continuamente le condizioni e gli sviluppi, prestando particolare attenzione alle testateminori, al web e al multimediale, nei quali si possono facilmente riscontrare varie irregolarità e abusi
 
- Spingere per l’attivazione di una trattativa con editori e governo, come previsto dal contrattonazionale all’allegato 0, parte 3, titolo “Interventi congiunti nei confronti del Governo”: «Le parti (Fieg eFnsi ndr) predisporranno le richieste da presentare congiuntamente al Ministero del Lavoro finalizzatea: .. g) prevedere la definizione di specifici ammortizzatori sociali a beneficio dei giornalisti titolari dirapporto di lavoro autonomo».
 
- Garantire, anche con contributi degli editori e delle istituzioni, qualificati corsi di formazione e di aggiornamento, mirati anche alle più moderne esigenze della professione, in riferimento all’informatica, alla multimedialità e l’online (rif. all’art. 4 CNLG: «Fieg e Fnsi realizzeranno corsi di aggiornamento professionale per i giornalisti privi di occupazione o che non abbiano un rapporto di lavoro subordinato»).
 
I punti qui elencati fanno parte della piattaforma di lavoro della Commissione nazionale Lavoro Autonomo della FNSI (v. allegato “Freelance e precarietà: per i diritti del lavoro, per la libertà e la qualità dell’informazione”), approvata per acclamazione in forma sintetizzata in un Ordine del giorno dal XXVI Congresso FNSI di Bergamo, testo al quale rimandiamo per ulteriori approfondimenti.
 
Intendiamo infine sottolineare che oggi in Italia essere giornalisti freelance non è quasi mai una libera scelta, ma spesso solo una costrizione, a causa di condizioni di mercato che raramente offrono lapossibilità di assunzioni o prospettive di stabilità.
Ciò non toglie che molti freelance e collaboratori non cercano necessariamente il posto fisso, ma tutti indistintamente chiedono che sia garantita anche a loro la possibilità di vivere decorosamente con il proprio lavoro, e che questo venga rispettato per quello che vale effettivamente sul piano professionale.
 
La presente richiesta di incontro e collaborazione con i colleghi contrattualizzati delle redazioni parte da questi presupposti, per poter garantire sia migliori condizioni di lavoro ai freelance e collaboratori, che una migliore qualità del sistema dell’informazione in Italia, e del servizio reso ai cittadini.
 
per la Commissione nazionale Lavoro Autonomo FNSI
Il coordinatore
Maurizio Bekar
 

giovedì 7 aprile 2011

Davvero siamo tutti giornalisti?

La giornata del 9 aprile, come giornalisti freelance e precari ci chiama direttamente in causa, non solo per interrogarci sulle forme insopportabili di abuso del lavoro atipico e delle retribuzioni al di sotto di ogni decenza, ma anche del ruolo e della considerazione del nostro lavoro.
Ormai è diventato un luogo comune come spiegava un noto editore che «qualunque cittadino/blogger con una telecamera può fornire più informazioni di un inviato» . A parte il fatto che la cosa è tutta da dimostrare, ma anche fosse: di quale tipo di informazione stiamo parlando?. Certamente qualunque passante può riprendere un fatto, ma il compito di un giornalista non si ferma di certo qui. Un giornalista deve raccontare il fatto nel contesto in cui esso si compie e non sono così sicuro che il passante o blogger che dir si voglia sia in grado di farlo.
Quello che è certo che molto di quello che gira oggi su internet si “nutre” letteralmente di quello che viene pubblicato dai giornali. In realtà la mia impressione è che dietro a questo peana del cittadino/lettore/blogger ci sia ben altro e questo emerge quando, per esempio, si fa finta di esaltare il sacro fuoco degli stagisti che accettano condizioni da semi schiavitù senza ricordare che purtroppo anche il sacro furore si spegne se non si riesce a pagare le bollette) e che in realtà si prestano a fare una corsa al ribasso inseguendo diritti che non avranno mai e vedendo come “nemici” i colleghi che hanno invece un contratto di lavoro e una posizione stabile.
Non sarà che qualche responsabilità ce l’hanno anche gli editori? Non tutti, ma ce ne sono di cinici, ladri e approfittatori, che pubblicano – soprattutto per quanto riguarda l’online, annunci di lavoro non retribuito, che non fanno nessuna selezione sulla qualità del lavoro e puntano ad avere molta quantità? Orbene, è certo che nella categoria ci siano delle resistenze sul tema della multimedialità, ma davvero sono tutte resistenze ingiustificate?
È davvero pensabile conciliare la corsa spasmodica nella concorrenza, soprattutto fra le agenzie, con l’approfondimento e la puntuale verifica delle fonti? Ed è possibile se il giornalista deve girare con una telecamera, con un registratore digitale e produrre contemporaneamente un servizio di agenzia o per la carta stampata, un video per internet e un audio?
Possiamo chiamare giornalismo questo lavoro?A parte il problema della retribuzione di questi lavori, che è un elemento di non poco conto, non è il sintomo di un sistema dell’informazione sempre più attento alla forma e non alla sostanza? Alla gara sfrenata fra chi batte per primo una notizia? Come non capire quanto sia ridicola una concorrenza giocata sul filo dei secondi? In realtà questa logica del “buco” ha soprattutto l’effetto di creare pressione sui giornalisti, che possono essere anche spinti a forzare delle notizie. Il pagamento a pezzo, sempre più usato è un incentivo alla quantità e non alla qualità del lavoro giornalistico?
Ma cosa dire quando un sedicente editore dice ad un giovane giornalista di non voler superare la soglia dei 15 dipendenti per non dover applicare la 626? Davvero crede che a “imprenditori” di tale risma interessi davvero il sacro furore, ma multimedialità e la qualità dell’informazione? Su questo punto trovo che anche lei non ha nulla di meglio da fare che scaricare sui giornalisti il problema della velocità della trasmissione delle notizie con la verifica. Peccato che il giornalismo abbia dei limiti e che non tutti sono tenuti a stare a nostra disposizione per le verifiche. Come ogni cosa ci sono dei tempi e spesso non c’entra la pigrizia.
Battere il concorrente è diventato un fine, lo scopo prima di tutto delle aziende e poi dei giornalisti che hanno introiettato questa subcultura anche in funzione di gonfiare, per quanto riguarda i soggetti più fragili dal punto di vista psicologico, un ego degno della rana del racconto di Fedro. In realtà, questo sistema, amplificato dalla velocità con cui internet diffonde le notizie, e soprattutto vista la persistenza su internet delle notizie che vengono date. Il problema è che paradossalmente l’innovazione tecnica ha abbassato il livello della produzione. Chiunque cittadino/blogger può fare copia e incolla, magari senza citare la fonte. È giornalismo questo?
Giovanni Ruotolo